La bambina con la valigia
Giorno del Ricordo: all’M9 il film “La bambina con la valigia”

Una bambina con lo sguardo perso nel vuoto, dolce ed insieme disperato, e con in mano un ombrello e una valigia in cui è scritto: ”Esule giuliana n. 30.001”. La sua foto, la foto di Egea Haffner, ritrovata in un cassetto solo nel 1997, è diventata da subito il simbolo del dramma vissuto da circa 350.000 italiani, costretti a lasciare le terre dove vivevano, in Istria e in Dalmazia, passate, dopo la fine della guerra, sotto il dominio della Jugoslavia.

Egea e sua madre facevano parte di un gruppo di quasi 30.000 persone prelevate dalle loro case di Pola dalle milizie del maresciallo Tito: il padre, Kurt, era stato ucciso nel maggio del 1945. Una storia, la loro, che è stata dapprima raccontata in un libro, scritto dalla stessa Egea in collaborazione con la scrittrice Gigliola Alvisi, e che, dallo scorso anno, è diventata anche un film.

Un film che Egea, nell’ambito delle iniziative promosse dal Comune di Venezia per la Giornata del ricordo, ha presentato questo pomeriggio, collegandosi dalla sua abitazione, all’M9 di Mestre.

All’incontro, promosso dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia, in collaborazione col Cinit-Cineforum Italiano ed il museo M9, hanno preso parte anche la presidente del Consiglio comunale, Ermelinda Damiano,  il presidente di Anvgd di Venezia, Alessandro Cuk e l’attrice Sinead Thornill (che nel film impersona Egea da giovane), nonché, in collegamento, l’altra protagonista della pellicola, Petra Bevilacqua (Egea bambina) ed il produttore, Massimo Martino. Presente in sala anche l’assessore comunale alle Politiche educative, Maika Canton.

“In questi ultimi 11 anni – ha sottolineato la presidente del Consiglio comunale, Ermelinda Damiano, tracciando anche un bilancio del lavoro compiuto – abbiamo presentato, nell’ambito di questa ‘Giornata’ circa 250 iniziative, per raccontare una tragedia che è stata per troppo tempo dimenticata, negata, strappata dai libri della Storia. 

Abbiamo cercato di dare dignità a questi italiani, morti nelle foibe o costretti, per salvarsi, ad abbandonare tutto quello che avevano e a venire in Italia, dove troppo spesso non hanno ricevuto l'aiuto e la solidarietà che avrebbero meritato. 

Ma l’obiettivo non è stato solo quello di ricordare, ma di trarre da quanto è successo ispirazione perché ciò non accada più: il passato deve servire per costruire un futuro migliore.”