L'ottone del sanpietrino e il rosso scarlatto della rosa appoggiata accanto. Un nome, un cognome e un indirizzo incisi sopra. Si chiamano Pietre d'Inciampo, perché devono scuotere le coscienze di chi vi passa accanto.
Quest'anno Venezia ha posato sul proprio suolo 13 nuove Stolpersteine, tra il centro storico, Trivignano e Marghera; sull'uscio di casa di concittadini veneziani, davanti a una porta dalla quale tredici persone vennero fatte uscire per essere deportate in campi di concentramento e di sterminio nazisti: cinque internati militari italiani, sei perseguitati razziali e, per la prima volta, un lavoratore coatto.
Dopo la conferenza stampa che ha illustrato le iniziative della città, per Venezia prosegue il cammino che porterà alla Giornata della Memoria del 27 gennaio, su iniziativa della Presidenza del Consiglio Comunale di Venezia, della Comunità Ebraica di Venezia, del Centro Tedesco di Studi Veneziani, del Consiglio d’Europa Sede Italiana di Venezia, di Iveser - Istituto Veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea.
"E' un momento molto importante per la nostra città, perché le Pietre d'Inciampo sono il simbolo del Mese della Memoria e perché con esse restituiamo un nome, dignità e ricordo a quei concittadini strappati alla vita dal luogo della loro quotidianità, ovvero la propria casa. Le Stolpersteine siano per davvero un inciampo fisico ed emotivo per chi attraversa Venezia - ha spiegato la presidente Ermelinda Damiano, che ha ringraziato le associazioni e le scuole presenti lungo l'itinerario: la Vendramin Correr, la Marco Polo e la Giacinto Gallina - Per gli studenti è questa una occasione importante, per riflettere sul passato e per leggere il presente. L’antisemitismo non appartiene più solo ai libri di storia. Scritte sui muri, insulti sui social, aggressioni fisiche: sono segnali di un clima che si sta nuovamente deteriorando. E questo dimostra che la memoria non è mai garantita per sempre: va coltivata, difesa e trasformata in vigilanza civile ogni giorno" ha concluso Damiano.
Della grande attualità di questo monumento diffuso ha parlato anche il presidente della Comunità ebraica di Venezia Dario Calimani: "Il pericolo oggi sta anche nell'indifferenza, ma il male che viene fatto a qualcuno ricade anche su noi stessi. Non possiamo dichiararci estranei e girarci dall'altra parte" e ha quindi ringraziato l'artista Gunter Demnig, ideatore delle Stolpersteine, oltre 170mila in 32 Paesi, e presente in questo itinerario, scalpello e cazzuola in mano, a posare lui stesso le Pietre d'Inciampo: "E' impressionante quanto ha fatto quest'uomo, che si è dedicato agli altri e alla loro memoria" ha concluso Calimani.
Quello costruito anno dopo anno da Venezia è divenuto un grande mosaico, composto di 210 Stolpersteine. Un monumento sempre più diffuso, più grande e partecipato che quest'anno, per la prima volta, arriva anche a Marghera.
Il presidente della Municipalità di Venezia Murano Burano Marco Borghi ha ricordato proprio la prima Pietra d'Inciampo, posata 12 anni fa dietro Campo Santi Apostoli, e che ricorda Bartolomeo Meloni: "Stiamo vivendo un momento drammatico ma la nostra presenza in questo campo significa che ci sono persone, allora come oggi, che non si girano dall'altra parte. Tutti noi, ricordiamo, siamo possibili Stolpersteine".
La posa delle Pietre d'Inciampo rappresenta un alto valore simbolico, morale e civile, che coinvolge la comunità tutta nella manutenzione periodica delle Stolpersteine, che vanno pulite e lucidate, e attraverso visite guidate che si svolgono durante tutto l’arco dell’anno: studenti, cittadini e istituzioni sono divenuti i veri e propri custodi di questo monumento diffuso, testimoni e diffusori della storia del Novecento.
"Una persona smette di vivere quando viene dimenticato il proprio nome, da qui la mia idea e la posa della prima pietra che avvenne a Colonia. E dopo tutti questi anni non si pensi che sia diventata routine, perché la memoria c'è, e con essa altre persone: parenti, amici. Diventa realtà e vissuto", le parole di Gunter Demnig.
A Venezia sono state poggiate 7 Pietre d'Inciampo: il cammino è iniziato da Campo Santa Maria Formosa e proseguito verso Calle Schiavolina. Esse ricordano 7 concittadini: Loris Cimarosti (Castello 6197), Carlo Levi (Cannaregio 5400), Elfriede Foerder (Cannaregio 5146), Alessandro Ottolenghi (Cannaregio 5908), Piero Andreatta (San Polo 599), Mario Turcati (Santa Croce 2021) e Gaetano Franzoso (Santa Croce 1991).
Nel pomeriggio il percorso della memoria è proseguito a Trivignano e a Marghera, con la posa di altre 6 Stolpersteine. A Trivignano, in via della Chiesa 23, sono stati ricordati Ester Altberger, Erminia Braun, Roberto Braun e Francesco Braun. Alla cerimonia hanno partecipato la presidente del Consiglio comunale Ermelinda Damiano, il presidente della Municipalità Venezia Murano Burano Marco Borghi, il presidente della Municipalità di Chirignago-Zelarino Francesco Tagliapietra e la vicepresidente Luisa Rampazzo, insieme a consiglieri comunali e municipali. Presenti anche il vicepresidente della Comunità Ebraica di Venezia Paolo Navarro Dina e Olga Neerman, sopravvissuta alla Shoah, accolta dagli studenti della scuola 'Rita Levi Montalcini'.
"Queste piccole targhe d’ottone sono pietre viventi che illuminano le vite spezzate dalla persecuzione e ci ricordano che tutto può ricominciare. Le pietre d’inciampo ci chiedono memoria, consapevolezza e rispetto, perché il ricordo di chi non è tornato sia un monito per il presente e per l’umanità intera" ha detto Olga Neerman. Nel suo intervento il presidente di Municipalità Tagliapietra ha ricordato la storia del piccolo Roberto, che a soli 7 anni non riuscì a sopravvivere allo sterminio nazista: "Queste quattro Pietre d’Inciampo sono un tributo di rispetto e umanità, e ci ricordano l’impegno a difendere sempre libertà, giustizia e dignità umana". "Con questa operazione, con queste prime pietre posate a Trivignano, come a Marghera e in altri luoghi di Mestre, stiamo iniziando a riportare alla luce un’altra forma di disperazione: quella di chi si nascondeva, di chi cercava un rifugio ovunque fosse possibile. È un territorio della memoria ancora da esplorare e da comprendere" ha aggiunto Navarro Dina.
Il percorso si è concluso a Marghera dove, davanti al Municipio, sono state posate due pietre in memoria di Virginio Valt e Bruno Mario Casellato, alla presenza del presidente della Municipalità Teodoro Marolo che ha sottolineato "l'importanza del ricordo e della memoria per fare in modo che non si ripeta quanto avvenuto in passato".
Il programma, in continuo aggiornamento, di tutte le iniziative cittadine e della posa delle Pietre d'Inciampo è disponibile al link del Comune di Venezia, dove sarà possibile anche consultare il calendario che riporta tutti gli eventi pianificati giorno per giorno.