Sono trascorsi oramai 46 anni da quella fredda mattina del 29 gennaio 1980 in cui il vicedirettore della Montedison Sergio Gori fu ucciso, davanti alla porta di casa, mentre stava recandosi al lavoro, da un commando delle Brigate rosse, ma il suo sacrificio, e la sua figura, non sono stati certi dimenticati.
Anche quest’anno si è svolta infatti, in suo ricordo, in viale Garibaldi, dove abitava e dove ha perso la vita, una breve quanto significativa cerimonia, a cui, con i famigliari di Gori hanno preso parte il prefetto Darco Pellos, il questore, Antonio Sbordone e numerose autorità civili e militari della città.
Presenti, per il Comune di Venezia, la presidente del Consiglio comunale, Ermelinda Damiano, e il presidente della Municipalità di Mestre Carpenedo, Raffaele Pasqualetto.
“Oggi – ha osservato nel suo intervento di saluto proprio Pasqualetto – ricordiamo una delle pagine più tragiche della storia recente di Mestre. Gli ‘anni di piombo’ hanno portato anche nella nostra città sangue e sofferenze, colpendo persone senza colpe è giusto tramandare alle nuove generazioni la loro storia, affinché questo non accada più.
E’ un compito importante quello che ci siamo dati, ma mi consola vedere che anche qui, ogni anno, sempre più persone si raccolgono per ricordare Sergio Gori.”
Quello di Gori fu il primo di tre omicidi compiuti a Mestre, in pochi mesi, dalle Brigate rosse: dopo di lui furono uccisi il vicequestore Alfredo Albanese (il 12 maggio 1980) ed il direttore del Petrolchimico, Giuseppe Taliercio (il 5 luglio 1981, dopo essere rimasto prigionieri dei terroristi per ben 46 giorni).
“Gori – ha sottolineato la presidente Damiano – ci ha lasciato un’eredità importante sia dal punto di vista professionale che umano. In ambito lavorativo è stata una persona che ha svolto il suolo compito con impegno e dedizione, nel rispetto delle persone che collaboravano con lui. Ma è stato anche, nella vita privata, un compagno premuroso, un padre attento e affettuoso, una persona che infondeva agli altri fiducia e sicurezza.
E’ anche questo suo patrimonio umano e civile che dobbiamo trasmettere alle nuove generazioni, per onorarne al meglio la memoria.”