Mar all'incontro Campo Profughi Tolentini per il Giorno del Ricordo
Campo profughi Tolentini, allo Iuav la memoria dell'esodo giuliano dalmata

Si è tenuta questo pomeriggio, 24 febbraio, all’Università Iuav di Venezia, la conferenza dedicata alla memoria dell’esodo giuliano-dalmata. Un appuntamento particolarmente significativo, che rientra tra le iniziative del Comune di Venezia per celebrare il Giorno del Ricordo, e che è stato ospitato in una sede che tra il 1947 e il 1950 fu campo profughi per gli esuli fiumani, dalmati e istriani, e che oggi è luogo di alta formazione e ricerca.

Ad aprire l’incontro sono stati i saluti del rettore Benno Albrecht, di Alessandro Cuk, presidente del Comitato veneziano dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, e del prefetto di Venezia Darco Pellos. In rappresentanza dell’Amministrazione comunale sono intervenuti l’assessore al Patrimonio e all'Università Paola Mar e Marco Borghi, presidente della Municipalità di Venezia Murano e Burano e direttore dell’Iveser.

Nel corso della conferenza si sono susseguiti gli interventi di Stefania Bertelli (Iveser), Antonella Scarpa (ANVGD) e Massimiliano Tita, curatore del MEDIF Roma – Mostra Esuli Dalmati, Istriani, Fiumani. La conferenza ha dato spazio anche alla storia orale, con la testimonianza diretta di Carlo Zohar, nato nel 1932 a Zara e da qui partito esule per essere ospitato ai Tolentini. Zohar, con voce commossa, ha raccontato i bombardamenti di Zara, la perdita del fratello nelle foibe istriane, la fuga e il viaggio rocambolesco che lo ha portato a Venezia, prima ai Tolentini e poi al Foscarini.  

L’assessore Paola Mar ha evidenziato il ruolo della comunità nella costruzione della memoria: "Grazie per fare così tanto. Il Comune di Venezia si è speso in questi anni perché esiste una comunità di riferimento: se non c’è comunità, non c’è storia. Colpisce pensare a come gli edifici cambino destinazione d’uso – da convento a campo profughi, fino a università – ma le pietre parlano. La targa inaugurata qui allo Iuav lo scorso anno è lì, intonsa, ed è già un risultato. La storia è importante, ma la memoria lo è ancora di più: chi ha vissuto quella tragedia ormai è avanti negli anni e chi oggi si assume la responsabilità di raccontare ha il dovere di tramandare quella memoria. Un conto è studiare, un conto è ascoltare la narrazione di una famiglia: la distanza si accorcia e la storia diventa vita vissuta".

La conferenza è stata l'occasione per presentare una mappa dei luoghi istriani e dalmati a Venezia, di cui si è occupato con Iveser Marco Borghi che ha ricostruito la dimensione reale degli insediamenti e delle tracce lasciate in città. "Venezia, dopo Trieste, è la città che ha ricevuto il maggior numero di masserizie. Oltre 8 mila persone censite nel 1957, anche se sicuramente gli esuli erano molti di più. Una presenza così significativa doveva lasciare tracce". La mappa individua epigrafi, toponomastica, monumenti e luoghi della memoria, con una forte concentrazione nell’area di Castello e dell’Arsenale. "Non partivano solo persone, ma anche cimeli e simboli identitari. Pensiamo al busto di Dante proveniente da Pola, collocato all’Arsenale per ricordare le radici culturali di quella popolazione".