Rilascio tartaruga Macondina agosto 2026
La piccola tartaruga Macondina torna in mare

Un nuovo intervento di soccorso, tutela e cura della fauna selvatica e specie a rischio, ha visto coinvolti i biologi specialisti del Museo di storia naturale Giancarlo Ligabue di Venezia, che gestisce il centro di primo soccorso al Lido di Venezia, insieme al Comune di Venezia.

Un piccolo esemplare è stato oggi liberato in mare, dopo un breve periodo di cura al Centro di primo soccorso NetCet per tartarughe marine, ospitato negli spazi del Centro di soggiorno Francesco Morosini del Lido. La struttura è stata realizzata nell'ambito del progetto europeo “NetCet: rete per la tutela dei cetacei e delle tartarughe marine nell’Adriatico”, di cui il Comune di Venezia è stato coordinatore con il supporto tecnico del Museo di storia naturale, finanziato dal programma di cooperazione Transfrontaliera Ipa Adriatico.

Macondina - così è stata chiamata - è una tartaruga Caretta caretta di giovane età, circa 1-2 anni. Un intervento importante perché, oltre all’urgenza del salvataggio, il rinvenimento di animali così giovani resta un evento raro, quindi oggetto di studio da parte del Museo di storia naturale. Sono, infatti, tuttora poco note le abitudini dei piccoli esemplari, persino nel frequentato e vissuto mare Adriatico, finché non raggiungono almeno i trenta centimetri di lunghezza.

La liberazione della piccola Macondina è avvenuta sotto il coordinamento della Guardia costiera, che ha messo a disposizione un’imbarcazione e supervisionato le operazioni in qualità di autorità competente per la tutela delle specie marine protette, come la Caretta caretta. Quello di oggi è stato il nono “ritorno a casa” di una tartaruga soccorsa e curata nel centro, nei suoi anni di attività. 

La tartaruga era stata rinvenuta il 17 luglio nella zona degli Alberoni, apparsa subito in grosse difficoltà, fortemente debilitata e ricoperta di balani (denti di cane) che ne impedivano movimenti e alimentazione. Recuperata con la collaborazione del Wwf locale e affidata alle cure del veterinario del Centro, come da prassi, è stata ospitata per alcuni giorni in una vasca d’acqua dolce, in modo da eliminare i crostacei epibionti, cioè gli organismi che vivono attaccati ad altri organismi, senza provocare traumi e ferite. Successivamente, è stata ospitata nella vasca d’acqua marina, dove ha iniziato a nutrirsi e a guadagnare peso, fino a raggiungere la soglia e i parametri idonei al ritorno in mare.

"Il ritorno alla libertà di questa Caretta caretta è il risultato concreto di un impegno che il Comune di Venezia porta avanti con convinzione nella tutela dell'ambiente marino - ha commentato il sindaco Simone Venturini - Come coordinatori dell'allora progetto europeo NetCet, con il supporto degli specialisti Museo di storia naturale di Venezia, continuiamo l'impegno a mantenere viva una rete di collaborazione che mette insieme istituzioni, enti di ricerca e operatori specializzati per la salvaguardia delle tartarughe marine e dei cetacei dell'Adriatico. L'attività svolta dal Centro di primo soccorso per le tartarughe marine, all'istituto Francesco Morosini, rappresenta un tassello fondamentale di questo sistema: ogni animale recuperato, curato e restituito al mare testimonia il valore di un progetto che unisce competenze, cooperazione internazionale e attenzione alla biodiversità. Come Amministrazione comunale continueremo a sostenere iniziative che rafforzino la tutela del nostro mare, patrimonio naturale di straordinario valore che abbiamo il dovere di proteggere e tramandare alle future generazioni".

"Il Centro di primo soccorso al Lido è uno dei progetti in cui si concretizza la comunione di intenti e la collaborazione tra Amministrazione comunale e Fondazione musei con il Museo di storia naturale nelle azioni di monitoraggio ambientale e nella salvaguardia delle specie a rischio. Una sinergia fondamentale in un ambiente come Venezia in cui la convivenza tra attività umana, ambiente naturale e fauna selvatica è particolarmente stretta - ha spiegato Luca Mizzan, responsabile del Museo di storia naturale Giancarlo Ligabue - Pensiamo all’importanza del monitoraggio del delfino, che compiamo ormai da otto mesi grazie all'appoggio della Protezione civile del Comune e al recupero, alla cura e poi al rilascio in mare delle tartarughe marine, in particolare quelle in difficoltà come questa. Ma importante è anche studiare gli esemplari deceduti, fondamentali per capire lo stato di salute del mare, il tutto in un contesto di educazione ambientale che, insieme alla salvaguardia e alla ricerca scientifica, è obiettivo primario del nostro Istituto".

Maggiori informazioni sul progetto di studio e cura delle tartarughe marine: https://msn.visitmuve.it/it/ricerca/settori/erpetologia-2/progetti/studio-tartarughe-marine/