Per secoli la costituzione veneziana fu un esempio di buon governo, per la sua efficienza e capacità di garantire la pace sociale. A partire dalla metà del ’300, infatti, diminuirono drasticamente tumulti e rivolte, malgrado la gestione dello Stato fosse nelle mani della classe nobiliare.
Quali erano quindi i punti di forza del sistema politico, giudiziario e amministrativo della Serenissima Repubblica?
A grandi linee si possono individuare alcune caratteristiche di base, che sono:
1. La Collegialità delle Cariche: ovvero la contemporanea presenza, nella magistratura, di più membri con lo stesso incarico a frequente rotazione e a contumacia (ad esempio, quello che oggi potrebbe essere il ministro del commercio era allora rappresentato da cinque savi alla Mercanzia, che duravano in carica due anni e per altrettanto tempo non potevano essere rieletti, una volta scaduto il mandato).
2. Le Loro Interrelazioni: sebbene le diverse magistrature disponessero di una propria cassa, e talora persino di tribunali e carceri autonomi, spesso i compiti si intrecciavano (ad esempio, i provveditori al Sal si occupavano della produzione e commercio del sale, ma anche della costruzione e restauri dei principali edifici pubblici).
3. Il Reciproco Controllo tra le Cariche: ogni magistrato o organo collegiale poteva essere inquisito, anche il Consiglio dei Dieci e perfino il doge; di conseguenza le magistrature si controllavano a vicenda.
La continua rotazione degli incarichi, le reciproche interferenze su proposte e decisioni e la responsabilità collettiva, potrebbero essere state le mosse vincenti della Costituzione veneziana.
La sede delle magistrature principali era Palazzo Ducale, dove risiedeva il Doge con la sua famiglia.