Le maschere delle regioni italiane accendono il palco di Piazza San Marco. Il Carnevale delle tradizioni fa capolino portando con sé un patrimonio di storia e cultura

Venezia ha accolto oggi l’Italia delle radici, dei riti e delle maschere più autentiche. Oggi, dalle ore 15.30, il palco di Piazza San Marco si è acceso al ritmo del “Carnevale delle Tradizioni – UNPLI”, l’evento che ha portato otto regioni italiane selezionate dall’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia per celebrare l’edizione 2026 dal titolo evocativo: “Olympus – Alle origini del gioco”.

Un viaggio coinvolgente attraverso suoni, maschere, usi e antichi rituali che raccontano l’anima più profonda del Paese. Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Sardegna, Sicilia e Veneto hanno dato vita a un mosaico di identità che unisce Nord e Sud in un unico, straordinario affresco carnevalesco.

Ad accogliere le delegazioni Giovanni Giusto, consigliere delegato alla Tutela delle Tradizioni del Comune di Venezia: “Il Carnevale delle Tradizioni rappresenta uno dei momenti più autentici e identitari della Piazza San Marco. Venezia, ancora una volta, si conferma palcoscenico internazionale capace di accogliere e valorizzare le espressioni popolari provenienti da tutta Italia. Le maschere, i riti e le musiche portate qui dall’Unpli raccontano un patrimonio culturale immateriale vivo, fatto di comunità, memoria e partecipazione. È proprio attraverso questo dialogo tra territori che Venezia rafforza la sua vocazione: custodire la tradizione, promuovere l’identità ma, al contempo, proiettarsi nel futuro”.  

“Il Carnevale – ha detto Antonino La Spina, Presidente di UNPLI dal palco di San Marco – è un grande racconto collettivo: dietro ogni maschera c’è una comunità, dietro ogni rito c’è un territorio che resiste e si rinnova. Tornare a Venezia con le maschere dei Carnevali della tradizione significa riaffermare il valore del patrimonio culturale immateriale italiano e il ruolo fondamentale delle Pro Loco nella sua tutela e promozione”.

“Essere presenti in un contesto internazionale come quello del Carnevale di Venezia – ha aggiunto Fernando Tomasello, coordinatore del Centro Studi di Fondazione Pro Loco Italia – vuol dire dimostrare che i piccoli centri custodiscono una ricchezza culturale straordinaria. Le nostre maschere non sono folklore statico, ma strumenti vivi di identità, coesione e sviluppo territoriale”.

La Campania si è presentata con le delegazioni “Don Annibale: farsa carnevalesca di Eboli”, una celebrazione dell’amore tra Don Annibale e Giulietta, con l’irresistibile intervento di Pulcinella e una travolgente esecuzione della tarantella napoletana; il “Carnevale dei poveri di Olevano sul Tusciano” ha messo in scena 12 figuranti nei panni dei mesi dell’anno, guidati da una figura arcaica e simbolica: il Padre dei Mesi, custode del tempo e della memoria; la “Rappresentazione dei 12 Mesi del Carnevale aquarese” è una mascherata popolare in cui i figuranti impersonificheranno i mesi e le stagioni, con la celebrazione agricola della fine dei geli invernali e il risveglio della natura.

Il “Carnevale di Civitella di Romagna” ha rappresentato l’Emilia-Romagna con la sua maschera emblematica, il pagliaccio, affiancato da gruppi mascherati con la fantasia espressa attraverso maschere in cartapesta realizzate artigianalmente con stampi negativi. 

Per il Friuli-Venezia Giulia c’era “Pust di Mersino” di Pulfero, una mascherata rituale di origine arcaica profondamente legata al calendario agrario, con la figura centrale del Pust, simbolo del brutto, del male e del caos rigeneratore, riconoscibile per il costume multicolore, il volto annerito, i campanacci e le tenaglie di legno.

Il Lazio ha animato il pubblico con la “Compagnia rinascimentale Tres Lusores" di Cori, che ha diffuso le musiche, le danze e le arti del Rinascimento italiano. 

Da Genova, Savona, La Spezia e Lavagna sono arrivati gruppi storici, folk e di danze tradizionali tra nobili e popolani, improbabili capitani di ventura e squattrinati dandy del Settecento, capocomici e attrici della Commedia dell’Arte e persino orologi viventi usciti dalle mura di un borgo antico. C’è tutto un mondo di storia e tradizioni nei personaggi che la Liguria e i suoi Carnevali portano in trasferta a Venezia. Tra questi, Capitan Spaventa da Valle Inferno, il Marcheise e la Marcheisa, caricature dei nobili del Settecento, Paisan e Paisann-a, due contadini delle vallate, la Nena che indossa abiti a colori sgargianti come la contadina di cento anni fa, “O Megu” il medico, che cerca di impressionare il popolo declamando a destra e sinistra le sue imprese chirurgiche. E sempre dal passato arrivano O Scio Reginna, dandy di metà Settecento, Re Cicciolin con la sua corte, Capitan Fracassa e molti altri ancora.

Dalla Sardegna due gruppi di Orani (Nuoro): “Su Bundhu” con la maschera in sughero legata al mondo agro-pastorale e dalla forma ovoidale umana con tratti volutamente accentuati come il naso aquilino, i baffi prominenti, il doppio mento e le corna bovine, simbolo della fusione tra l’uomo e l’animale; i “Suonatori di Launeddas”, invece, hanno celebrato il Carnevale attraverso i suoni del tradizionale strumento a fiato realizzato con canne, legno o sughero.

Per la Sicilia hanno sfilato “Carnevale cattafese” da San Filippo del Mela con la rievocazione degli Scacciùna (uomini valorosi difensori del proprio popolo) vestiti in modo vistoso e stravagante; il “Carnevale di Misterbianco” che si è distinto per l’altissimo valore artistico e manifatturiero dei suoi costumi.

Il Veneto si è presentato con “Zinghenesta di Canale d'Agordo”, una mascherata di origine arcaica delle Dolomiti venete, guidata dalla Regina del Carnevale, la Zinghenésta, in cui si uniscono rito, danza, musica, teatro popolare e satira sociale; e poi il celebre “Gioco dell'oca di Mirano” con un percorso a spirale di 63 caselle in cui le oche rappresentano il bene e la fortuna, mentre gli ostacoli incarnano le difficoltà dell’esistenza.

L’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia (UNPLI), accreditata dall’UNESCO dal 2012, è una realtà associativa che opera su scala nazionale per la promozione e la tutela del patrimonio culturale, turistico e sociale dei piccoli centri dal 1962. Rappresenta oltre 6.400 Pro Loco, con oltre un milione di soci e 527.000 volontari impegnati nella tutela e valorizzazione del patrimonio culturale del Paese. Tra le iniziative nazionali di rilievo promosse da Unpli vi sono “Sagra di Qualità”, “Salva la tua lingua locale”, l’“Infiorata delle Pro Loco d’Italia”, la “Giornata nazionale delle Pro Loco”, gli “Ecodays”, il cammino “Da Francesco a Francesco”, insieme all’ambizioso progetto di Censimento del Patrimonio Culturale Immateriale, il primo a livello nazionale e il portale Radici Culturali. Con oltre 110.000 eventi annuali e il marchio “Sagra di Qualità”, l’UNPLI contribuisce alla promozione turistica sostenibile e alla coesione sociale dei piccoli comuni italiani.