Taglio del Toro 2026
Carnevale con la storica rievocazione del Taglio della Testa del Toro in piazza San Marco

Questo pomeriggio Piazza San Marco si è trasformata in un teatro a cielo aperto per la scenografica rievocazione del Taglio della Testa del Toro, antica cerimonia che affonda le radici nel Medioevo veneziano e che ancora oggi celebra l’abilità della città nel coniugare storia, tradizione e spettacolo.

L’evento, curato dall’Associazione “Compagnia L’Arte dei Mascareri” in collaborazione con la Compagnia teatrale Pantakin e con una delegazione della città di Aquileia, ha riportato il pubblico indietro nel tempo, fino al 1162, quando la Serenissima sancì la propria supremazia sul Patriarca di Aquileia. 

Presente alla cerimonia il consigliere delegato alla Tutela delle Tradizioni Giovanni Giusto, che ha sottolineato l’importanza di questa rievocazione medievale. Assieme a lui, il direttore artistico del Carnevale Massimo Checchetto e il sindaco di  Aquileia, Emanuele Zorino.

“Questa rievocazione è molto più di una semplice tradizione: è un ponte tra la storia della Serenissima e la sua capacità di trasformare il passato in spettacolo – ha commentato Giovanni Giusto – Come il Carnevale stesso, il rito del Taglio della Testa del Toro unisce arte, cultura e partecipazione, raccontando al pubblico valori che parlano di coraggio, comunità e memoria collettiva, in perfetta sintonia con il tema di quest’anno, che celebra il gioco come linguaggio universale”.

Sul palco anche il sindaco di Aquileia, Emanuele Zorino, giunto con i suoi concittadini per interpretare il Patriarca Ulrico e i dodici feudatari ribelli, che ha sottolineato quanto sia importante celebrare questa tradizione per rendere viva la storia comune di queste due città così vicine tra di loro.

La cerimonia affonda le sue origini nella vittoria del Doge Vitale II Michiel sulle truppe del Patriarca di Aquileia Ulrico, che aveva tentato di conquistare Grado, città della Serenissima. Come segno di sottomissione, al Patriarca venne imposto un tributo annuale: un toro, dodici pani e dodici maiali, sacrificati simbolicamente in Piazza San Marco. Il toro rappresentava il nemico sconfitto, i maiali i suoi alleati. Le carni venivano poi distribuite in un grande banchetto che coinvolgeva nobili, clero e popolo il giorno del giovedì grasso, trasformando il rito in un momento collettivo di condivisione.

Da questa tradizione nasce l’espressione “tagiar la testa al toro”, ovvero “tagliare la testa al toro”, oggi di uso comune, ma con radici profondamente veneziane: decidere con fermezza, porre fine a un’incertezza, proprio come la Repubblica di Venezia faceva con i suoi avversari.

A raccontare la vicenda, l’inconfondibile maschera di Pantalone, affiancato dalla nipote e dalla balia friulana, mentre la delegazione di Aquileia – avvolta in mantelli neri, gorgiere e mascheroni da maiale – ha dato vita a una potente interpretazione del Patriarca e dei suoi dodici feudatari. Il rito simbolico del “sacrificio” ha scandito il momento culminante della rappresentazione, accolto dagli applausi di una Piazza San Marco gremita e partecipe.

Protagoniste della scena anche le 12 Marie del Carnevale di Venezia, che con eleganza hanno impreziosito la cerimonia, insieme a decine di figuranti in costume, contribuendo a creare un affresco vivente dove storia e radici si sono intrecciati in un unico racconto.

Il Carnevale di Venezia è promosso dal Comune di Venezia insieme a Vela spa. Il programma completo e tutti gli aggiornamenti sono disponibili su www.carnevale.venezia.it e sui canali social ufficiali del Carnevale di Venezia.