Sensori del futuro dotati di camere iper e multispettrali per raccogliere immagini e informazioni chimico-fisiche: sono i droni del progetto Brigantine, nato dalla collaborazione tra l'Università di Udine in qualità di capofila, l'Università Politecnica delle Marche di Ancona, il Consorzio Corila per il coordinamento delle attività di ricerca relative al sistema lagunare di Venezia, l’istituto di Ricerca Ruđer Bošković di Rovigno e l'Università di Zagabria. È questo il tema al centro del workshop tenutosi questa mattina nella sede del CNR - ISMAR all'Arsenale, che ha riunito istituzioni, enti di ricerca e operatori del settore per approfondire le potenzialità dei droni marini di superficie nel monitoraggio delle acque costiere. Nel corso della tavola rotonda, moderata dall’ingegner Pietro Campostrini di Corila, rappresentanti del Comando generale delle Capitanerie di Porto, ARPAV, ISPRA, CNR-ISMAR per DIH Innovamare e delle Amministrazioni comunali hanno discusso opportunità e criticità legate all’utilizzo dei droni marini, anche alla luce di un quadro normativo ancora in evoluzione. In rappresentanza del Comune di Venezia, l'assessore alla Sicurezza Elisabetta Pesce.
"Il progetto Brigantine dimostra come ricerca, tecnologia e collaborazione tra istituzioni possono offrire strumenti concreti per migliorare la tutela dell'ecosistema marino e la sicurezza delle nostre acque - ha dichiarato in apertura dei lavori l'assessore Pesce - L'impiego dei droni di superficie rappresenta infatti una risorsa innovativa per rendere le attività di monitoraggio sempre più efficaci e tempestive. E anche il luogo in cui questo progetto viene presentato è significativo: l'Arsenale non è solo un sito storico per Venezia, ma è un luogo dove tradizione e innovazione si sposano da centinaia di anni, un luogo che è sempre stato votato alla ricerca e al miglioramento tecnologico al servizio dell'uomo e dell'ecosistema".
Nel corso dell’incontro la professoressa Sabina Susmel dell'Università di Udine e il team di progetto hanno presentato i veicoli autonomi sviluppati nell’ambito di Brigantine: piccoli droni simili a catamarani in grado di navigare autonomamente trasportando sensori per il rilevamento di parametri chimico-fisici e biologici, consentendo la raccolta di dati ambientali con maggiore frequenza e dettaglio anche in aree difficilmente raggiungibili.
Il progetto Brigantine, destinato al monitoraggio ad alta precisione in acque basse, è stato co-finanziato dall'Unione Europea attraverso il FESR e il programma di cooperazione transfrontaliera Interreg Italia-Croazia che promuove la cooperazione e l'innovazione scientifica e si concluderà a settembre 2026.